Non lasciamo sola la generazione senza futuro

By Richard / Giugno, 6, 2011 / 0 comments

Parole che mi hanno fatta pensare:


“Tra i miei ricordi di infanzia ci sono i momenti passati sdraiata sotto il tavolo da disegno di mio padre. Scarabocchiavo con pastelli e pennarelli e intanto lo guardavo lavorare con tecnigrafo e pennini a china. Poi lo seguivo quando in soggiorno cercava uno spazio per stendere quei lunghi rotoli di carta lucida: sul pavimento prendevano forma quartieri fatti di case, giardini auto e passanti. Erano gli anni del boom e mio padre, giovane architetto con pochi anni di esperienza e tanta passione, già progettava palazzi. Per i neolaureati di oggi quei pennini e quel tecnigrafo sono certo strumenti arcaici, ma sono convinta che siano in molti a invidiare una generazione che vedeva ripagati talento e determinazione con un posto di lavoro e molte soddisfazioni. E che teneva il diploma di laurea incorniciato nel salotto buono.

Il mondo dei ventenni e trentenni di oggi si è capovolto.

Lo raccontano in questi giorni i più importanti istituti di ricerca. Secondo i dati raccolti dall’Eurobarometro quasi quattro ragazzi italiani su dieci non sono più interessati all’Università. E l’ultimo rapporto Istat conta più di due milioni di giovani che praticamente non fanno nulla: non lavorano e non studiano. I soliti bamboccioni dite? Se è così, come vogliamo interpretare un’altra indagine (questa volta del Censis) secondo cui la percentuale di ragazzi italiani impiegati come artigiani e operai specializzati è la più alta in Europa? Allora non è sempre vero che questi ventenni sono troppo pigri per rimboccarsi le maniche e vogliono fare solo i manager e non gli elettricisti. E non è neppure vero che a rimanere a casa con mamma e papà fino a 30 anni e più sono solo i giovani di casa nostra.
Guardate la protesta che ha acceso le città spagnole in queste settimane. Ragazzi disoccupati o con una paga troppo bassa per andare a vivere da soli si sono accampati nelle piazze e hanno invaso blog e social network. Nelle strade e sul web rimbalza il loro “Sin casa, sin curro, sin pensiòn, sin miedo” (senza casa, senza lavoro, senza pensione, senza paura) slogan della juventud sin futuro come la chiamano a Madrid.
Certo, si può girare la faccia dall’altra parte, convincersi che ogni generazione ha dovuto affrontare delle difficoltà e che questi ventenni in fondo hanno mille comodità. Possiamo dirci che non c’è niente da fare, che la crisi economica è un problema per tutti, giovani e vecchi, e che tutti stiamo pagando un prezzo. ma c’è anche chi, ripensando ai suoi inizi e a quel momento in cui qualcuno ha creduto in lui, vorrebbe poter restituire il favore ai ragazzi di oggi.
“Sarebbe giusto” mi ripete spesso un’amica tedesca “riservare a tutti lo stesso trattamento che ho ricevuto io”. Vent’anni fa si è presentata in banca, fresca di laurea in medicina. Aveva bisogno di un prestito per aprire il suo laboratorio di oculistica e come sola garanzia poteva offrire un titolo di studio e tutta la sua determinazione. Ha chiesto l’equivalente di 50 mila euro (che allora era una bella cifra!) e si è sentita rispondere con un sorriso rassicurante: “Sicura che le bastino?”.
Sulla mia scrivania ho una foto delle manifestazioni spagnole. La piazza è gremita di gente che passa il tempo tra musica, chiacchiere e comizi. Una ragazza legge, assorta, il suo libro. Alle sue spalle quasi a volerla proteggere, c’è una signora elegante: orecchini di perle, gonna al ginocchio e, in mano il passatempo amato dalle persone di una certa età: un mazzo di carte. Due generazioni così lontane e così vicine. E un patto silenzioso e forte che le unisce. Stammi accanto, sembrano dirsi. Vedrai che insieme ce la faremo.”

Donatella Gianforma

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