LA MACROFOTOGRAFIA (tutto quello che serve sapere). Post completo.
La Macrofotofrafia è un genere fotografico che si concentra su soggetti piccoli o molto piccoli.
Ecco alcune mie foto Macro:
foto: Loves me, loves me not (?)..
foto: Leaves of the fairy field..
Come molti altri generi (ad esempio la fotografia sportiva), la fotografia macro ha dei requisiti speciali sia dal punto di vista delle impostazioni che dei particolari accorgimenti che bisogna usare, sia dal punto di vista dell’equipaggiamento. Per quest’ultimo in particolare i requisiti sono piuttosto stringenti. In questo articolo vediamo quali sono i concetti da sapere per avvicinarsi alla fotografia macro e ed esploriamo l’equipaggiamento necessario, cominciando dagli obiettivi per le reflex digitali.
1) La distanza minima di messa a fuoco
Per fare foto di oggetti piccoli è necessario avvicinarsi, non c’è dubbio. Per avvicinarci possiamo aumentare la lunghezza focale o fisicamente ridurre la distanza tra noi e il soggetto. Vediamo ora perchè non è così banale.
Avevo già introdotto il concetto di distanza minima di messa a fuoco nell’articolo sulle caratteristiche avanzate degli obiettivi per le reflex. Non è un concetto difficile, semplicemente si tratta della minima distanza dal soggetto a cui un obiettivo riesce a mettere a fuoco. A distanze inferiori, la messa a fuoco è impossibile. Gli obiettivi grandangolari, come per esempio il diffusissimo 18-55 mm, hanno una distanza di messa a fuoco molto ridotta, attorno ai 30 cm. Supponiamo di voler fotografare una farfalla. Col nostro grandangolare, ci avviciniamo il più possibile e per fortuna riusciamo a non spaventarla. Ma, nonostante la distanza ridottissima, proprio perché stiamo usando un obiettivo con lunghezza focale corta, l’ingrandimento non è sufficiente a creare una foto macro. Qual è la prima soluzione che ci viene in mente? Montiamo il nostro teleobiettivo zoom ed inquadriamo di nuovo il nostro soggetto, dalla stessa distanza. Non riusciremo in nessun modo a mettere a fuoco. Indipendentemente dal teleobiettivo in nostro possesso, la distanza minima di messa a fuoco sarà di almeno 90 cm. Quindi, la maggiore lunghezza focale ci permetterà di avvicinare di più il soggetto, ma la maggiore distanza di messa a fuoco ci costringerà ad allontanarci, riducendo di molto l’ingrandimento.
2) Il rapporto di ingrandimento.
Ciò che ci interessa veramente è il rapporto di ingrandimento, ovvero il rapporto tra la dimensione reale del soggetto che stiamo inquadrando e la sua dimensione sul sensore, cioè nell’immagine catturata. Il rapporto di ingrandimento (detto anche rapporto di riproduzione) che viene solitamente considerato come il minimo per identificare un obiettivo macro è il rapporto 1:1. Esso significa che, quando la fotocamera è posizionata alla minima distanza di messa a fuoco dal soggetto, la dimensione del soggetto nella foto sarà uguale alla sua dimensione reale. Rapporti maggiori (ad esempio 2:1, 3:1) comportano ingrandimenti, proprio come usando una lente o un microscopio, e quindi fotografie macro ancora più spinte.
Il sensore di una fotocamera è piuttosto piccolo, nelle Nikon, per esempio, il sensore ha una diagonale di 28 mm. immaginate quindi che un soggetto lungo 28 mm, ad esempio un gioiello, una moneta o un insetto, occupi l’intera area di una foto: una volta stampato avrà dimensioni molto maggiori, risulterà decisamente ingrandito.
3) Distanza minima di lavoro.
La distanza minima di lavoro è la distanza minima tra la parte frontale dell’obiettivo e il soggetto necessaria ad ottenere un ingrandimento pari a 1:1. Perché questa è importante?Quando si fotografano soggetti inanimati, ad esempio fiori, di cui esistono bellissime fotografie macro, questo valore è di poco conto. Spesso però i fotografi macro cercano di immortalare insetti o piccoli rettili, quindi esseri viventi. Come ben sappiamo, è difficile avvicinarsi oltre una certa soglia a questi perché tendono a scappare. Quindi, un obiettivo con distanza minima di lavoro maggiore permetterà di stare più lontani dal nostro soggetto e quindi di ridurre il rischio che esso scappi. Ad esempio, un 50 mm macro per ottenere un ingrandimento di 1:1 richiede di raggiungere una distanza di 7 cm, sufficiente a far scappare probabilmente qualsiasi insetto. Al contrario, un 100 mm per ottenere lo stesso ingrandimento si accontenta di una distanza di 14 cm, molto più agevole.
4) Quali obiettivi scegliere per la vera fotografia macro?
Non c’è scampo, gli obiettivi giusti per la fotografia macro sono obiettivi a focale fissa che consentono un ingrandimento pari almeno a 1:1. Se ne trovano dai 50 mm in su, e il prezzo aumenta all’aumentare della lunghezza focale. Sotto i 100 mm, però, è difficile, senza accessori aggiuntivi, raggiungere risultati mozzafiato con ingrandimenti veramente spinti. Infatti, gli obiettivi macro più diffusi sono quelli con lunghezza focale pari a 100 o 105 mm.
Esistono in commercio, soprattutto da produttori di terze parti, obiettivi zoom che riportano nel nome la dicitura macro. Sostanzialmente questo è un abuso del termine in quanto questi obiettivi non sono mai in grado di raggiungere un rapporto di ingrandimento pari a 1:1. Semplicemente, questi obiettivi riducono la distanza minima di messa a fuoco rispetto ad altri obiettivi zoom. Ad esempio, il 70-300 mm della Sigma, dà la possibilità di ridurre a 90 cm la distanza di messa a fuoco alle lunghezze focali comprese tra 200 e 300, attraverso un apposito ” pulsante”. Se volete fare veramente fotografia macro, non fatevi ingannare dai nomi di questi obiettivi. Se invece volete un teleobiettivo che vi permetta di sperimentare un’approssimazione della fotografia macro, allora questa potrebbe essere la scelta per voi. Non è da trascurare inoltre il fatto che gli obiettivi macro sono costruiti in maniera da ottenere la massima nitidezza anche a distanze molto ridotte, caratteristica che gli zoom generici non hanno.
Una nota sull’apertura massima. Nella fotografia macro è necessario usare valori di apertura piuttosto elevati. Quindi, la massima apertura specificata degli obiettivi macro è un valore spesso ininfluente. Se però intendete acquistare un obiettivo macro ed usarlo anche per altri generi di foto, ad esempio per i ritratti, potreste voler preferire un obiettivo con apertura massima più ampia.
5) Un’imprevista profondità di campo
La distanza ravvicinata da cui scattiamo le foto ci costringe a rivalutare la profondità di campo. La porzione sfocata della foto aumenta quando:
a) riduciamo la distanza dal soggetto,
b) diminuiamo il valore dell’apertura,
c) aumentiamo la distanza del soggetto dallo sfondo,
d) aumentiamo la lunghezza focale.
Il primo e l’ultimo punto di questa lista sono cruciali nella fotografia macro. Le lunghezze focali più utilizzate sono ovviamente quelle tele, perché vogliamo ingrandire i soggetti. Gli obiettivi più dedicati per la fotografia macro hanno infatti lunghezza focale di 105mm. Ma, soprattutto, la distanza dal soggetto è tremendamente più piccola rispetto alle distanze che usiamo solitamente.
Questi due fattori combinato portano la profondità di campo ad essere estremamente ridotta, tanto che, in molte fotografia macro di insetti, si può notare come solo la testa sia a fuoco. Un insetto è lungo al massimo pochi centimetri, quindi puoi intuire come la profondità di campo si riduca in questi casi ad un paio di centimetri o meno.
Dovendo mantenere fissi tutti gli altri parametri, nella fotografia macro è necessario usare valori di apertura molto elevati, per massimizzare la profondità di campo. Ciò può risultare sorprendente per un fotografo alle prime armi. Quanto alto dovrà essere il valore dell’apertura? Non c’è una risposta univoca, dipende ovviamente da cosa si sta fotografando, dall’angolazione da cui si scatta rispetto al soggetto e da quanta parte di esso si vuole a fuoco. Stai pronto comunque ad usare aperture vicine ad f8 ma spesso molto superiori.
Quali conseguenze?
Potrebbe sembrare che aumentare l’apertura non sia questo gran problema. Purtroppo, per le regole del triangolo dell’esposizione, quando si riduce l’apertura è necessario aumentare l’ISO e/o il tempo di esposizione per non sottoesporre la foto. Entrambi gli aumenti però possono portare conseguenze negative.
L’ISO può essere aumentata solo fino ad un certo livello, per evitare di aggiungere troppo rumore alla foto.
Se possibile, però, è meglio tenere sempre l’ISO più bassa possibile. Quindi diventa necessario aumentare il tempo di esposizione. Questo è ancora più rischioso, perché possiamo arrivare facilmente a tempi di esposizione troppo lenti che portano a foto mosse per due motivi:
1) a causa del movimento dei soggetti (vale per gli insetti, ma anche per i fiori scossi dal vento),
2) a causa dei nostri movimenti (è consigliabile che il denominatore del tempo di esposizione sia almeno pari alla lunghezza focale per evitare foto mosse).
Inoltre, condizioni di luce avverse potrebbero costringerci ad aumentare ancora il tempo di esposizione, aggravando la situazione.
Quali soluzioni?
Per scattare buone foto macro non è sufficiente acquistare il più costoso obiettivo macro in commercio, attaccarlo alla fotocamera e fiondarsi a pochi centimetri da fiori, insetti, funghi e chi più ne ha più ne metta. Le condizioni estremamente particolari che caratterizzano la macrofotografia, come la distanza ridottissima dai soggetti e le loro microscopiche dimensioni, costringono ad avere alcune attenzioni altrettanto particolari.
Fate attenzione quindi a queste regole per scattare foto macro degne di lasciare a bocca aperta.
A disposizione
A presto
Fonte: Fotocomefare
