Bittersweet symphony
Da quando sono bambina il cambiamento mi ha sempre sconvolta.
A partire da quando ho saputo che avrei dovuto lasciare l’asilo per andare alle elementari.
Non riuscivo infatti a capire qual era il vero bisogno che mi costringeva a lasciare l’angolo morbido per andare in un altro posto, senza giardino, senza giochi, dove sicuramente non avrei neanche avuto il coraggio di andare a fare la pipì (e così è stato per almeno 3 anni) in quei bagni per “grandi”. Senza considerare il leone imbalsamato che da in cima alla scala sorvegliava minaccioso. Ancora oggi, quando vedo il vecchio felino spelacchiato rinchiuso nella sua teca di cristallo mi domando con qual buon senso si può esporre una bestia del genere in una scuola.
In ogni caso sono riuscita ad affrontare questo primo step della vita, fra notti insonni e fiori di Bach a cercare di capire quanto è grande l’universo, il miracolo della vita e perché non c’è un’alternativa alla fine. Ringrazio il nonno che per cercare di colmare i miei dubbi mi ha aiutata nel leggere i grandi classici come Iliade, Odissea, Vangeli & co. e che soprattutto mi ha avvicinata alla filosofia, per farmi sentire meno sola con i miei quesiti esistenziali.
Dopo 5 anni, quando finalmente mi sembrava di aver trovato la mia dimensione; ecco gli esami, ebbene sì io faccio ancora parte della generazione che le prime prove “serie” della vita, commissioni e giudizi le ha dovute affrontare a 10 anni, altro che trauma da esame..
E poi le scuole medie. 3 anni volati in fretta senza troppi pensieri sul senso della vita: i problemi allora erano ben altri, archiviati i miei bei libroni eccomi impegantissima a mettere il mascara nei bagni alle otto (e struccarmi all’una, altrimenti la mamma..), oppure a fare la brillante il sabato sera sul muretto. Arrivarono i primi baci e i primi batticuore. Nonostante le mille emozioni che affrontavo quotidianamente il passaggio alle scuole superiori non è passato inosservato. Questa volta avrei addirittura dovuto allontanarmi dal mio paese dove ormai mi sentivo padrona del mondo. Arrivò comunque settembre un’altra volta e mi trovai persa nei corridoi gialli di un Liceo grandissimo, che alla fine del mio percorso mi stringeva come un reggiseno di due taglie più piccolo. Alle superiori ho iniziato ad assaggiare la vita e il sapore inizialmente non mi è piaciuto neanche un po’: troppo amaro, a volte insipido, altre avariato. Ma con il tempo ho imparato ad aggiustare le ricette per rendere ogni boccone piacevole al palato anche se ,nonostante tutta la pratica, la mia vita continua ad essere una bittersweet simphony. Cerco però di non farmi mai mancare (almeno quello!) il coraggio di immaginare alternative. Credo sia la mia più grande risorsa e aggiunge colore ad ogni momento. Anche se adesso tutto si può dir di me fuorchè io sia abitudinaria, il cambiamento, quello serio, quello vero, con la C maiuscola, quello che sto passando in questo periodo, quello che mi fa ancora sentire quello strano vuoto dentro che neanche una scatola intera di Kinder può riempire, riesce ancora a scuotermi; nonostante io mi ponga sempre come obiettivo di non essere solo una causa del passato, ma una ragione del futuro.
